23012017in evidenza:

wonderland planet. 2017? UN ANNO DI INCREDIBILI INCERTEZZE

di Massimo Scalas
«Un convitato di pietra potrebbe essere la Cina, che a fine 2016 ha iniziato a ridurre la sua esposizione sui titoli di stato americani di cui è il primo acquirente: -40 miliardi, questo mese»
Se vi sembra bello, si può riprovare...

Se vi sembra bello, si può riprovare…

L’AUTARCHIA non ha mai portato bene, in nessuna epoca storica.

I periodi nei quali i mercati e le frontiere si chiudono, coincidono sempre con un calo dei commerci, dei redditi e con lo scoppio di guerre più o meno estese.

ALCUNI MITI DA SFATARE

La finanza non ha mai goduto di grande popolarità tra la gente comune. La cosa è comprensibile, visti gli scandali che a cicli regolari si abbattono sul settore finanziario dell’economia.

In realtà questo avviene un po’ in tutti i settori della vita civile, politica ed economica. Perché alla fine gente avida e corruttibile circola un po’ ovunque.

La finanza colpisce maggiormente perché girano più soldi, molti più soldi che in qualsiasi altro settore economico.

Ma non solo: la finanza è erroneamente percepita come un settore a sé stante, che poco o nulla c’entra con l’economia reale e, anzi, spesso i finanzieri vengono accusati dei fallimenti delle aziende. Ma le cose non stanno così.

La pensate come lui? Preparatevi a perdere tutto!

La pensate come lui? Preparatevi a perdere tutto!

Intanto è bene sapere che chi opera in borsa è prevalentemente il retail, ovvero il piccolo operatore come me, gente normalissima, che per i motivi più svariati si è avvicinata a questo mondo.

Di solito il 97% di queste persone molla entro un anno, dopo aver perso l’intero capitale, il restante 3% impiega circa 6 anni per diventare profittevole, ovvero per ricavare utili in modo costante.

Chi appartiene a quest’ultima categoria di solito ha caratteristiche precise, che sono molto lontane dagli stereotipi proposti dall’iconografia hollywoodiana su Wall Street.

Scordatevi i Gordon Gekko.

MEDITAZIONE TRASCENDENTALE? MEGLIO IL TRADING

La mia esperienza mi porta a dire che questa attività, che non arrivo a chiamare lavoro ma che indubbiamente è molto impegnativa e stressante, è un percorso di crescita personale, che ti cambia profondamente e in meglio.

Meditazione trascendentale? No, grazie!

Meditazione trascendentale? No, grazie!

Per tradare in borsa come nel forex o nelle commodities (rispettivamente, il mercato azionario, quello delle valute e quello delle materie prime) devi imparare a lottare con i due sentimenti primordiali che secondo me sono alla base di tutte le nefandezze umane: avidità e paura.

Ma non basta, devi essere aderente alla realtà, quindi niente film sui tuoi fallimenti.

Se sbagli paghi immediatamente e la colpa è solo tua. Questo, in un Paese abituato a indicare sempre un altro indistinto come colpevole delle proprie condotte errate, è quanto di più educativo e formativo ci possa essere.

Per questo mi piace, per questo mi stresso e mi diverto. Perché so che alla fine, se c’è un coglione da indicare al pubblico ludibrio, basta che mi guardi allo specchio e so esattamente su chi puntare il dito.

Perché quando invece chiudo un’operazione in profitto, so che non devo niente a nessuno, tutta farina del mio sacco.

QUI NON ABITA IL RISCHIO

Pensiero famosi

Pensieri famosi

Per avere successo, contrariamente alla vulgata, è fondamentale minimizzare i rischi, imparando a coltivare una pazienza che può essere infinita, prima di premere il pulsante buy o sell: qui non c’è posto per i giocatori di poker o per quelli abituati al gratta e vinci.

Naturalmente esiste la componente fortuna ed esistono gli speculatori, ma nel primo caso, si deve fare in modo che questa incida in maniera marginale se non irrisoria, adottando comportamenti assennati.

Quanto agli speculatori sì, ovviamente, ci sono e ogni tanto fanno sentire il loro peso, ma è un dato di fatto che seppure ogni giorno assistiamo a scarti improvvisi dei prezzi, poco giustificabili guardando i dati di giornata, è anche vero che nel medio, lungo periodo i valori numerici, le quotazioni, vanno a riflettere i fondamentali delle aziende, delle nazioni, dell’economia reale.

Cosa voglio dire? Che se Mps perde il 90% del suo valore in 8 anni, non è perché ci sono i cattivi speculatori, ma solo perché è una banca praticamente fallita.

DOVE LE ECONOMIE SONO SANE

Schema tipo di una impresa italiana

Schema tipo di una impresa italiana

Dove le economie di mercato sono veramente tali, cioè non in Italia, non sono le banche a fornire le risorse alle aziende, ma i mercati.

Da noi gli imprenditori, normalmente, mettono in piedi aziende di tipo familiare, che anche quando diventano grandi, restano vittime dell’ossessione per il controllo da mantenere tassativamente dentro la famiglia.

Questo, oltre che presentare l’inconveniente che non sempre i discendenti sono all’altezza dei fondatori, impedisce all’azienda di crescere come massa critica e di andare a cercare finanziamenti necessari allo scopo quotandosi in borsa.

Il risultato è il ricorso costante all’indebitamento con le banche e come vediamo alla lunga, la cosa si è rivelata deleteria sia per gli istituti di credito, che hanno accumulato centinaia di miliardi di sofferenze, sia per le stesse aziende, che saltano in aria al primo refolo di vento contrario.

Usa. Un dinamismo legato alla borsa

Usa. Un dinamismo legato alla borsa

In Usa, dove la crisi vera è durata 2 anni, questo non accade: il mondo è inondato di liquidità a causa dei vari Qe delle banche centrali e non aspetta altro che di essere impiagato nelle aziende dell’economia reale.

Questo tra l’altro è un ottimo modo per operare quella selezione naturale che porta le aziende decotte a chiudere bottega senza gravare sempre, come avviene in Italia, sul groppone dei contribuenti; e quelle sane e più innovative ad avere i finanziamenti necessari a migliorare il prodotto con benefici per tutti: i lavoratori, che riceveranno a fine anno i premi di produzione; i cosumatori, che avranno prodotti migliori; gli azionisti che avranno dividendi più alti.

NÉ BUONI NÉ CATTIVI, NECESSARI

Dunque, come vedete, i mercati, luoghi immateriali ma per nulla astratti come si vuole far credere, sono strettamente connessi all’economia, tant’è vero che le loro crisi anticipano quelle dell’economia “reale” (chiamiamola così per facilità di comprensione, ma è sbagliato, tutto è reale) e che la ripresa avviene sempre prima sui mercati che in azienda.

Senza i mercati non esisterebbero le grandi multinazionali che portano milioni di posti di lavoro in tutto il mondo, perché, parliamoci chiaro, non è l’artigiano con il suo apprendista che nel 2016 risolve i problemi dell’occupazione, ma sono i vari Mc Donald’s, Apple, Ikea, Wall Mart, Media World, che danno posti di lavoro per quantità e garanzia di rispetto delle leggi vigenti.

Hiroshima: il modo peggiore di usare l’atomo

Hiroshima: il modo peggiore di usare l’atomo

Sì, gente: contrariamente alla vulgata sono loro e non i piccoli artigiani, negozianti o liberi professionisti, che spesso si servono del nero o obbligano i lavoratori a fare straordinari non retribuiti, a rispettare alla lettera le disposizioni nazionali in materia; e non sono loro ad abusare dei voucher in Italia, ma sono i piccoli imprenditori, quelli che con una visione ridicolamente romantica siamo abituati a pensare come i paladini del km zero, della benefica autarchia.

E il cerchio si chiude. E se avete capito cosa intendo, ora sapete che i mercati, come l’euro, come l’Ue e come tutte le istituzioni umane, sono strumenti, sono termometri per misurare la febbre o l’assenza di febbre, non la loro causa.

Come vanno le cose dipende dall’uso che l’uomo fa di tali strumenti. Con l’atomo si può curare oppure si può far saltare in aria Hiroshima.

2017 APRIAMO CON TRE TEMI

Augurandovi un buon anno vi lascio con alcune considerazioni che anticipano quelli che secondo me saranno i temi economici fondamentali del 2017:

  • l’aumento dei debiti pubblici
  • l’esaurimento degli effetti delle politiche monetarie espansive (vedi Qe)
  • l’ascesa del populismo (ma io direi accentuazione, perché vorrei capire se uno come Renzi e il suo Pd sindacalizzato non sono populisti)

I “DISASTRI” CHE SONO PIACIUTI AI MERCATI

Fosse stata zitta, sarebbe stato meglio per lei

Fosse stata zitta, sarebbe stato meglio per lei

Nel 2016 sono accadute cose strane: c’è stato il referendum sulla Brexit, l’elezione di Trump e il referendum italiano.Tutti con esiti che avrebbero dovuto sconvolgere i mercati.

I mercati chiudono l’anno ai massimi storici. Io penso che non durerà, ma intanto dura (un’altra cosa che impari nel settore finanziario è non confondere i tuoi giudizi e i tuoi desideri con la realtà).

Inoltre sia Kuroda, il governatore della Boj (banca centrale giapponese) che Draghi hanno implicitamente ammesso, con le loro ultime decisioni, che gli effetti del Qe e dei tassi sotto zero si vanno esaurendo molto prima del previsto e che gli obbiettivi di inflazione (2%) previsti si vanno rivelando irraggiungibili. Se va di lusso si arriverà, prima o poi all’1%.

TRUMP TRA SPERANZE E TIMORI

Oggi dobbiamo prendere atto che le attese per quanto può fare Trump sono quelle che guidano i mercati.

Obama, in realtà, lascia un Paese con un pil a +3,2% e una disoccupazione tornata sotto i livelli pre-crisi eppure c’è in giro un’euforia spropositata per ciò che Trump potrebbe fare o non fare.

La Yellen e il debito americano

La Yellen e il debito americano

Questo, nell’epoca delle interconnessioni globali potrebbe portare alla definitiva chiusura della crisi oppure a una cocente delusione che, a cascata, andrebbe a coinvolgere tutto il pianeta.

In realtà penso che viviamo proprio in un’epoca in cui qualcosa di grosso è sbagliato: tutto si carica di attese spropositate, tutto deve essere evento storico.

La realtà è che, come sempre, il mondo arranca a fatica per costruire un domani con i suoi sì e i suoi no.

Quindi non aspettiamoci cambiamenti epocali nel breve periodo. Quello che dovremo razionalmente aspettarci, è una accelerazione della normalizzazione dei tassi di riferimento da parte della Fed, per contrastare l’inflazione che negli Usa dà evidenti segni di riscaldamento, e per controbilanciare l’annunciata rivoluzione fiscale di Trump.

UNO SCENARIO POLITICO MOLTO INCERTO

Altra considerazione da fare, che potrebbe avere un peso molto forte sull’andamento economico e finanziario, è l’incertezza politica, che è cosa diversa e peggiore di uno scenario di rischio: quest’ultimo può essere quantificato e valutato sulla base di analisi statistiche e di esperienza storica.

Gli investitori sono abituati a collegare le probabilità di “incognite conosciute” e posizionamento del portafoglio d’investimento conseguente.

L’incertezza, tuttavia, è costituita dalle “incognite sconosciute”, cioè roba che ti colpisce prima di sapere cosa puoi fare per proteggere i tuoi investimenti o risparmi.

Risulta quindi chiaro che il 2017 sarà un anno in cui sarà ancora più importante limitare i rischi ed essere aperti e pronti a cambi di rotta improvvisi.

LE TRE TRANSIZIONI

In tale contesto ecco che il passaggio dalla politica monetaria delle banche centrali alla politica fiscale che prende sempre più piede da parte dei governi (era ora!) guadagna velocità con la Bce che assottiglia i suoi acquisti di asset a 60 miliardi di euro, e la Banca del Giappone (Boj) che abbandona il suo obiettivo di espansione monetaria a favore di un obiettivo di un controllo accurato della curva dei rendimenti obbligazionari.

Il tutto ad amplificare gli effetti dell’annunciata politica fiscale espansiva di Trump.

LA DE-GLOBALIZZAZIONE SUL BINARIO DI PARTENZA

Globalizzazione e danni collaterali

Globalizzazione e danni collaterali

Ma non finisce qui Da qualche tempo sono anche chiari i sintomi di una de-globalizzazione che vede i commerci internazionali in calo da almeno un paio di anni.

I governi di tutto il mondo sembrano rispolverare pulsioni protezionistiche destinate ad accentuarsi. Niente di buono all’orizzonte.

Molti gioiranno di questo ed è indubbio che la globalizzazione va ripensata: ma scordatevi le decrescite felici.

Che esistono solo nella fantasia di qualche signore genovese e di qualche inventore di marchi molto redditizi come Slow Food.

IL RUOLO DELLA CINA

Un convitato di pietra potrebbe essere la Cina, che a fine 2016 ha iniziato a ridurre la sua esposizione sui titoli di stato americani di cui è il primo acquirente: -40 miliardi, questo mese.

Occhio alla Cina!

Occhio alla Cina!

Molto dipenderà da Trump, ma gli inizi non sono incoraggianti e i cinesi potrebbero non prestarsi più così di buon grado a fare da stampella al debito pubblico americano.

Potrebbero lasciare fluttuare lo yuan (che ora, bene o male, viene tenuto agganciato al dollaro) e allora sarebbero guai per tutti.

Una valuta cinese troppo svalutata significa deflazione per tutti gli altri, con i prodotti cinesi che diverrebbero troppo competitivi su tutti gli altri e riempierebbero il mondo più di quanto non accada già ora.

[Massimo Scalas – continua]

[Fonti: Pimco Investiments, Forexlive.com, Nyse New York Stock Exchange]

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