23012017in evidenza:

wonderland italy. 2017, L’ANNO DELLA RESA DEI CONTI

di massimo scalas
«I nostri politici, quando si tratta di spendere i soldi dei contribuenti, sono insaziabili. Meglio devastare gli azionisti Mps, meglio bruciare gli obbligazionisti, meglio rischiare il Bail In»
Il 2017? Sarà indubbiamente on il botto

Il 2017? Indubbiamente con il botto

IL 2016 SI CHIUDE per noi italiani con una serie di problemi, che, lasciati marcire per anni, ora si presentano come un macigno che grava tutto sul 2017.

I nostri politici non sembrano avere ben chiaro nel cervello la natura di questi problemi. Ma hanno chiarissima la soluzione: l’intervento dello Stato.

MONTE DEI DEBITI DI SIENA

Che questa si avvii ad essere la stagione che porterà al collasso dell’Italia e alla sua uscita dall’euro per manifesta affinità con il Venezuela di Maduro è ormai evidente.

Un caso lampante è quello di Mps, esploso alla fine del 2012 e lasciato lievitare fino a rendere ogni soluzione ragionevole impossibile, da politici e banchieri che preferiscono additare l’Euro, la Germania, la Bce, il Bail in, come responsabili primi di una situazione che invece ha chiare origini in un mix di malversazione, incapacità, clientelismo e politica del consenso fatta col culo degli altri (i correntisti), tipicamente italiane.

Mps? I soldi ce limetta la Boschi!

Mps: i soldi ce limetta la Boschi!

Ieri la Bce ha fatto sapere che i 5 miliardi di ricapitalizzazione non bastano più, ce ne vogliono quasi 9. Perché? Perché non pensano che la banca tornerà molto presto a camminare con le proprie gambe, ammesso che vi riesca.

La realtà è che Mps, banca del Pci prima, dell’Ulivo poi e del Pd infine, una banca antica ma fino a 20 anni fa a carattere meramente regionale, ha avuto, grazie agli intrecci con la politica, un’esplosione di sportelli sul territorio nazionale assolutamente spropositata, con i costi che sono saltati e che hanno poi spinto Mussari a giocarsi il tutto per tutto acquistando il derivato Alexandria per coprire le perdite.

Come è andata lo sappiamo. Cosa ci aspetta è in ogni caso un bagno di sangue, senza che questo poi garantisca un futuro alla banca.

Al momento è sicuro che lo Stato entrerà nel capitale di Siena come azionista di maggioranza, di fatto nazionalizzando il Monte, altrettanto sicuro, nonostante le resistenze della politica è il Burden Sharing cui saranno sottoposti gli obbligazionisti.

Ristorante Italia: se magna, se beve e pagheno li artri!

Ristorante Italia: se magna, se beve e pagheno l’artri!

Non è assolutamente scongiurato il Bail in. Lo Stato intende poi “ristorare” gli obbligazionisti che perderanno tutto quanto, ma il come e nel rispetto di quale legge non è chiaro.

Potrebbero fare come per Etruria, ovvero, riconoscere che gli obbligazionisti sono stati truffati (ma perché? Quale truffa?) e rifonderli in base al patrimonio.

Ovvero potrebbero fare uno sproposito giuridico, perché le cose sono due: o truffa è, e allora si rifondono i truffati, o truffa non è, e allora non si rifonde nessuno. E truffa non è… caso mai è sfruttamento dell’analfabetismo degli italiani – e magari anche di tutti quelli che hanno sempre votato Pci-Ulivo-Pd.

ALITALIA

Questo è invece un bubbone che periodicamente si gonfia sino al punto di minacciare di esplodere.

Cambia il nome, resta uguale il problema, come resta intatta l’incapacità della politica di fare ciò che andava fatto 30 anni fa. Staccare la spina.

Non abbiamo bisogno di una compagnia di bandiera, abbiamo bisogno di allettare compagnie come Ryanair, che da sole valgono più di tutti i ministri del turismo che inutilmente hanno scaldato le seggiole della Repubblica nei decenni.

Michael O’Leary, il vero ministro del turismo italiano

Michael O’Leary, il vero ministro del turismo italiano

Contrariamente a quello che ci vogliono far credere da anni, non c’è crisi del settore, ma è crisi di un’impresa, l’Alitalia, che ha costantemente perso quote di mercato mentre le altre compagnie le aumentavano, insieme al numero dei passeggeri.

Ora, nonostante Ethiad, siamo di nuovo a un passo dalla bancarotta e lo Stato, rientrato nell’azionariato con Poste Italiane, pare tentato di aumentare ancora la propria presenza in Alitalia.

La politica da destra a sinistra, da Grillo alla Meloni, pare tutta concorde sulla “necessità” di rientrare massicciamente nelle aziende privatizzate solo pochi anni fa.

Alitalia, una promessa mantenuta

Alitalia: una promessa mantenuta

TELECOM E MEDIASET, PARTITA DOPPIA

E il pretesto è la minaccia all’italianità (tenetemi che metto mano al mitra) di Mediaset, un’azienda privata, assolutamente non strategica per lo Stato, che viene fatta oggetto, in questi giorni, di scalata ostile da parte della francese Vivendi, che a sua volta è l’azionista di maggioranza relativa di Telecom, privatizzata da Prodi all’’epoca in cui il monopolista aveva un patrimonio invidiabile, spolpata poi dai campioni dell’italianità, Colaninno prima e Tronchetti Provera in séguito.

A fatica, questa società, dopo anni bui ha ripreso a marciare, grazie proprio al nuovo azionista che, contrariamente alla vulgata, non è qui per depredare le tecnologie italiane, ma per trarre, come è giusto che sia, dei profitti che garantiscano posti di lavoro che sono italiani, italianissimi.

Ai Francesi? E chi se ne frega!

Mediaset ai francesi? E chi se ne frega!

E quindi ora che Bollorè (Vivendi) minaccia los berluscones il governo italiano che pensa di fare? Pensa di intervenire con Cassa Depositi e Prestiti, la banca dello Stato, in Telecom.

IL FILO ROSSO

A questo punto ci risiamo con il caro vecchio Stato che entra a piedi uniti nei mercati di cui capisce poco o nulla, pronto come un elefante a rompere gli ormai pochi, cristalli rimasti.

Negli anni post boom economico accadde la stessa cosa (leggasi alla voce Iri) e le conseguenze le paghiamo ancora oggi, in termini economici e culturali (una nazione in eterna attesa del lancio delle brioches senza la prospettiva di una sana passata di ghigliottina).

Ma allora, almeno, c’era la ciccia intorno all’osso: oggi resta solo quest’ultimo.

L’Italia del XXI secolo

L’Italia del XXI secolo

La disinformazione di massa, che tanto ha puntato sul daje alla Merkel ora spaccia tutto questo come un fallimento del liberismo, che in Italia non è mai esistito e del capitalismo, che pure non esiste da noi, miscelati con abili spruzzate di finto patriottismo (o patriottismo per gonzi, che mentre sventolano le bandierine tricolori davanti alla nazionale di calcio, non si accorgono che con questo pretesto vengono costantemente depredati da gentaglia in cerca di vitalizio).

In realtà se esiste un fil rouge che lega queste vicende è l’esatto opposto:

  • non si tratta di interventi causati da un fallimento del mercato ma dalla sua assenza
  • rappresentano iniziative sulle quali c’è accordo fra le forze politiche
  • lo Stato, intervenendo in questo modo, viola le sue stesse regole

LE REGOLE E LA REPUBBLICA DELLE BANANE

Quest’ultimo punto in particolare è molto importante ed è bene che venga compreso a fondo, perché quando i soldi vi verranno sfilati sotto forma di corposa patrimoniale dal conto corrente per evitare di diventare il Burkina d’Europa, sarà bene non darsi a inutili piagnistei.

Per capire dove stiamo andando a finire, è bene che sappiate che la CdP o Cassa Depositi e Prestiti, che magicamente il governo Renzi, e ora anche Gentiloni, hanno usato come bancomat, ha partecipazioni sparse per circa 30 miliardi: lo dice la Corte dei Conti e non io.

La vera vocazione dell’Italia

Una vera vocazione

Ebbene? Ebbene il patrimonio netto di CdP è di 20 miliardi. Ebbene? Ebbene questo significa solo una cosa, che Cassa Depositi e Prestiti investe in azioni una parte della raccolta di risparmio postale, cosa che nessuna banca, legge alla mano, può fare.

E sapete perché non lo può fare? Perché è un’attività molto rischiosa e che non deve avere nulla a che fare con la raccolta di risparmio. Non si possono usare i conti correnti dei risparmiatori per acquistare azioni: chiaro?

Molti di voi, probabilmente, si stanno chiedendo cosa diavolo c’entri CdP con Poste Italiane. C’entra, dal momento che il Tesoro ha ceduto, nel 2016, la quota maggioritaria del 35% di Poste a CdP, che di fatto è ora il padrone di Poste Italiane.

Naturalmente Cdp è controllata dal Tesoro, ma come l’Ilva dimostra, con Cdp che è entrata nell’azionariato, è abbastanza chiaro che essa diviene il braccio armato dello Stato per gli interventi che esso ritiene di dover fare nel panorama economico italiano, dove le munizioni vengono fornite dalle Poste Italiane, che hanno una raccolta di risparmio pari a 326 miliardi complessivi a marzo 2016. Miliardi dei correntisti di Poste, abbondanti e usati in questo modo nella totale ignoranza degli stessi.

D’altro canto chi è che glielo dice?

ESM, L’ALTERNATIVA CHE LA POLITICA NON VUOLE

Consigli da veri amici...

Consigli da amici sinceri

Chiudiamo con una clamorosa notizia (ironico).

Si poteva evitare il salasso per Mps, la Burden Sharing e il Bail in. Sì  avete capito bene.

Esiste l’Esm, ovvero il fondo salva-stati usato già dalla Spagna per ricapitalizzare alcune banche iberiche.

Perché non è stato preso in considerazione dal governo italiano? Semplice: perché insieme ai soldi sarebbe arrivato l’obbligo di prendere impegni tassativi in tema di finanza pubblica (leggasi alla voce Troika) e, si sa, i nostri politici, quando si tratta di spendere i soldi dei contribuenti sono insaziabili.

Meglio devastare gli azionisti Mps, meglio bruciare gli obbligazionisti, meglio rischiare il Bail In.

[Massimo Scalas]

[Fonti: Reuters, Forexlive, Il sole – 24 ore]

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